Malati di smartphone: ecco i danni per i ragazzi


Il primo cellulare? L'età media si aggira sui 9 anni mentre il 50% degli adolescenti trascorre da 3 a 6 ore extrascolastiche con lo smartphone in mano usando soprattutto una serie di applicazioni social sconosciute ai genitori e potenzialmente pericolose perché assieme ad altre circostanze come i falsi profili sociale (ce l'ha il 14%) espongono i giovani a pericoli come sexting, cyberbullismo e grooming (adescamento di minori online). A renderlo noto è un'indagine dell'Osservatorio nazionale adolescenza condotta su 8.000 ragazzi a partire dagli 11 anni d'età.

Tutto questo eccesso di tecnologia che parte dall'infanzia (già a 3-4 anni i bambini sanno usare i telefonini dei genitori) porta a patologie da iperconessione come like addiction, challenge, nomofobia e vamping. Quest'ultimo termine descrive l'abitudine di restare svegli e connessi sui social fino a notte fonda con conseguenze facilmente immaginabili sulla freschezza mentale e fisica dei ragazzi ed è strettamente legata alla nomofobia, cioè il terrore di rimanere senza telefono o senza connessione a internet: una condizione, sottolinea l'Osservatorio, che genera ansia, rabbia e fastidio. 

Poi ci sono i like ed i selfie, che servono ad accrescere l'autostima. Il report sottolinea che si è disposti a tutto pur di ottenere like: come mettersi a dieta (lo ha fatto il 13%) o sfidare i pericoli per farsi un selfie estremo e dimostrare il proprio coraggio. Infine i challenge, le sfide sui social che nascono come catene. Ci si dà battaglia su questioni stupide e pericolose come ad esempio postare una foto ed un video da ubriachi e nominare altre persone, invogliandole a fare altrettanto. Ci sono stati casi di ragazzini che hanno scattato e poi pubblicato immagini mentre vomitavano o al limite del coma etilico. Per le ragazze c'è un'insidia in più, quella rappresentata dal corpo perfetto, dalle foto in cui viene esaltata la magrezza la cui ossessione può portare a disordini alimentari. 

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