Epatite C, chiesti prezzi etici per i farmaci


Le trattative sono appena iniziate ma le condizioni poste dal ministero della Salute e dall'Agenzia italiana del farmaco sono chiare. O le multinazionali trovano un prezzo ‘etico' per i nuovi farmaci contro l'epatite C, oppure lo Stato potrebbe produrli in proprio a costi contenuti. A renderlo noto è lo stesso direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco, Mario Melazzini.

Nelle ore in cui partono le trattative per il rinnovo delle forniture pubbliche del super farmaco Sofosbuvir, Aifa e ministero, dunque, mettono dei paletti ben precisi a tutela dei malati, dei 1.200 nuovi casi di contagio diagnosticati ogni anno e delle circa 10mila persone che muoiono a causa di questa patologia e delle sue complicanze, come cirrosi e tumore del fegato. In totale, invece, in Italia i pazienti sono circa 300mila. Gli antivirali di seconda generazione contro l'epatite C sono in grado di portare, nella maggior parte dei casi, alla guarigione completa entro 3-6 mesi ma il problema è, appunto, il costo. Melazzini ha chiarito all'Ansa: “L'obiettivo di Aifa è quello di arrivare a un prezzo etico; vogliamo arrivare a un felice esito della negoziazione, ma se non dovesse essere così, siamo disponibili anche, in extrema ratio, a chiedere la licenza obbligatoria, con cui lo stato produrrebbe i farmaci anti epatite C senza brevetto e a prezzo più contenuto". 

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